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L'unione fa la forza: un proverbio vincente

Nel mondo del lavoro la collaborazione è fondamentale: è un concetto che i team leader devono recepire se l’obiettivo è la crescita dell’organizzazione in cui operano. Lo stesso vale per le associazioni industriali: fare squadra è il modo migliore per creare utili sinergie e ottenere maggiore rappresentatività, soprattutto nel caso in cui una stessa azienda fa parte di più associazioni in quanto l’attività coinvolge diverse tecnologie.

di Andrea Scanavini

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L'importanza dell'immagine Paese

L’italianità rappresenta un vantaggio competitivo in termini di export? Come vengono visti gli italiani all’estero? Nel settore della trasmissione di potenza, le aziende italiane sono apprezzate in tutto il mondo, ma occorre lavorare ancora per superare i vecchi, classici stereotipi.

di Andrea Scanavini

novembre 2015

Quando questo articolo sarà pubblicato, saranno già passate alcune settimane dallo scandalo Volkswagen relativo alle emissioni dei motori diesel, ma diversi articoli apparsi sulla stampa tedesca spingono a fare alcune riflessioni sull’importanza dell’immagine del proprio Paese in tutte le attività commerciali a supporto dell’export.
Secondo gli studi dell’economista americano Andrew Rose, Professore all’Università della California, i flussi dell’export dipendono quasi esclusivamente da alcuni fattori “hard” come la vicinanza dei Paesi, la lingua comune o l’appartenenza alle stesse comunità commerciali.
Esistono però anche alcuni fattori “soft” che possono essere sintetizzati nella parola “popolarità”: in altre parole l’export di un Paese aumenta in modo proporzionale all’immagine positiva di quella nazione: si acquista più volentieri da un Paese “simpatico” piuttosto che da uno visto, più o meno, come “cattivo”. Il Prof. Rose arriva addirittura ad affermare che una caduta di popolarità di un Paese “simpatico” pari all’1% provocherebbe una riduzione dell’export delle sue imprese pari allo 0,5%.

Essere italiani rappresenta davvero un vantaggio competitivo?

Viaggiando all’estero per motivi di lavoro, è sempre interessante notare e confrontare le opinioni che hanno gli stranieri del nostro Paese. E diventa spontaneo chiedersi se il fatto di essere italiani rappresenti un vantaggio competitivo, oppure se occorra darsi ancora più da fare per compensare il classico stereotipo dell’italiano “pizza e mandolino”.
Durante eventi organizzati all’estero (per esempio il congresso annuale dell’AGMA, restando nell’ambito delle trasmissioni di potenza), alla presenza di interlocutori tedeschi e americani, agli italiani viene spesso posta la domanda sulla veridicità dell’esistenza di un rapporto competitivo, di “amore-odio” fra Germania e Italia. Probabilmente la spiegazione è semplice: ognuno invidia all’altro qualcosa che non ha e viceversa. I tedeschi sono abituati a rispettare le regole e ad essere molto ordinati (cosa che noi italiani invidiamo), mentre noi italiani siamo abituati ad aggirare le regole… e a vivere in modo un po’ più disordinato (cosa che forse i tedeschi ci invidiano).
Questa spiegazione ha un fondo di verità che rappresenta anche il punto di forza dell’industria italiana: la capacità di sopravvivere e svilupparsi nonostante le mille difficoltà di un Paese male organizzato e, a volte, mal gestito.
I nostri politici, purtroppo, sono spesso considerati “poco seri” dagli stranieri, a differenza degli imprenditori e dei manager italiani.
Questa differenza di opinione rappresenta forse la sintesi della nostra immagine all’estero, ovvero dell’esistenza di due “Italie”: una sostenuta da tanti imprenditori, soprattutto di piccole e medie imprese di proprietà familiare, che si impegnano e si sacrificano quotidianamente per il bene proprio e dei propri dipendenti, e l’altra che mal gestisce il denaro pubblico, rendendo le imprese italiane sempre meno competitive.  
Quante volte sarà successo ai lettori di questa rivista di essere accolti dai clienti stranieri con una certa allegria per il solo fatto di essere italiani?
Agli italiani la battuta simpatica non manca mai e, soprattutto, sono gli unici al mondo che sappiano prendersi in giro e ridere dei loro difetti… Ma quando si parla di business, quello “vero”, che richiede serietà e impegno, gli italiani non sono inferiori agli altri. È proprio questo contrasto, o meglio, questa capacità di mescolare “il serio con il faceto” che fa la differenza con gli stranieri e che porta, in ultima analisi, al vantaggio competitivo.

Continuare con impegno e trasmettere la cultura alle nuove generazioni
Il cibo, l’arte, la storia, le bellezze naturali dell’Italia, oltre al carattere e alla simpatia, sono punti di forza sui quali si è innestata una cultura imprenditoriale che ha portato l’Italia a occupare una posizione di forza nel mondo. Nel settore della trasmissione di potenza, in particolare, è indubbio che gli italiani siano apprezzati in tutto il mondo (dalla Germania, al Giappone, dagli Stati Uniti alla Cina…), anche dai concorrenti diretti delle nostre imprese.  
Gli italiani hanno già fatto tanto. Occorre continuare a farlo, con lo steso impegno, coinvolgendo anche le nuove generazioni.

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Alti volumi, alta qualità, presenza internazionale

Somaschini è una realtà consolidata nel campo degli organi di trasmissione. Fin dalle origini la società ha prodotto ingranaggi di qualità per svariate applicazioni. Otto anni fa la “svolta”, con l’automotive che diventa il principale mercato di sbocco e porta alla creazione delle altre due società che oggi fanno parte del Gruppo: Somaschini Automotive e Somaschini North America.

di Silvia Crespi

ottobre 2015


Somaschini Spa viene fondata nel 1922 a Milano; sono i fuochi di guerra ad imporre, nel ’42, il trasferimento a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Fin dalle origini l’attività dell’azienda si è incentrata sulla produzione di componenti meccanici di precisione e dal dopo guerra in quella particolare di ingranaggi di qualità. L’azienda è posseduta interamente dalla famiglia Somaschini ed oggi è guidata dal Presidente Alberto Somaschini (seconda generazione) e dal figlio Gianfranco in qualità di Amministratore Delegato, ma sono già attivi i componenti della quarta generazione: un caso abbastanza raro nelle PMI italiane a conduzione familiare.
Nel corso degli anni l’azienda si ingrandisce, fino ad assumere l’aspetto attuale: un mix di stili, antico e moderno, fusi in armonia. Oggi la Somaschini Spa è a capo di un Gruppo industriale che comprende altre due società: Somaschini Automotive e Somaschini North America; in totale sono oltre 260 gli addetti, 230 dei quali operano nei due stabilimenti italiani.
Il programma di produzione comprende ingranaggi e organi di trasmissione per molteplici applicazioni. Queste le principali linee di prodotto: ingranaggi cilindrici rettificati, ingranaggi rettificati beveloid, ingranaggi rettificati per recupero gioco, in grado di rendere l’applicazione più silenziosa e ingranaggi comando unità di bilanciamento (le ultime due linee rivolte specificatamente al settore dei motori a combustione interna). Completano il programma di produzione le coppie coniche lappate ideali per applicazioni industriali e una linea di mandrini per macchine utensili.
L’intero processo produttivo è svolto internamente in conformità con le principali normative internazionali quali ISO 9001:2008, ISO 14001:2004 e ISO TS16949. Un ricco parco macchine esegue lavorazioni di tornitura, taglio ingranaggi, lappatura, rettifica diametrale, rettifica dentature e assemblaggio finale. La società si affida a officine esterne specializzate soltanto per i trattamenti termici e superficiali.
Il controllo qualità è in primo piano: nella sala metrologica sono eseguiti controlli dimensionali, controlli sulle dentature, controlli metallurgici, controlli in-process, SPC e MSA, oltre al controllo dello sporco residuo, un test importante soprattutto in campo automotive.  
L’ufficio tecnico è un pilastro importante dell’attività aziendale. La Somaschini si avvale inoltre della collaborazione  con il ZFG, il Centro di Ricerca su ingranaggi e trasmissioni presso l’Università tecnica di Monaco di Baviera, nonché dei programmi di calcolo KISSsoft.
 
Uno stabilimento automatizzato per produrre oltre un milione di ingranaggi all’anno
Otto anni fa avviene la svolta decisiva. In seguito all’acquisizione di un’importante commessa in campo automotive, nascono la Somaschini Automotive e, in seguito, la Somaschini North America, entrambe per soddisfare espressamente le esigenze di un comparto che richiede altissimi volumi di produzione ed elevata automazione.
Somaschini Automotive è un vero fiore all’occhiello. Ubicata a tre chilometri dalla casa madre, a Entratico, si estende su 7.000 m2 e occupa 45 dipendenti. Sei sono le linee complete di produzione (tre linee di lavorazione in bianco e tre post trattamento termico), oltre ad alcune celle robotizzate. Lo stabilimento, che vanta una capacità produttiva di oltre 1 milione di ingranaggi all’anno, è completamento automatizzato e lavora su tre turni a ciclo continuo lungo l’intero arco dell’anno. Il compito degli operatori si limita al settaggio delle linee al cambio pezzo e alla supervisione generale. Tutti i robot sono provvisti di sistemi di visione; non c’è bisogno di centraggi sui mezzi di trasporto interni in quanto è lo stesso robot a localizzare la posizione degli ingranaggi e a organizzare gli spostamenti.
Uno stabilimento di questo tipo richiede un elevato livello di competenze da parte degli addetti; questo obiettivo è raggiunto grazie a un programma di formazione costante. Lo stesso vale per la manutenzione. A dimostrazione dell’estrema attenzione per la qualità, negli stabilimenti Somaschini il livello ppm (parti difettose per milione) è mantenuto al di sotto dei 50 ppm all’anno.

Una filiale americana per sostenere il piano di crescita
Sostanzialmente “replica” di Somaschini Automotive, Somaschini North America viene fondata nel 2012 a South Bend, nello stato dell’Indiana, per sostenere il piano di crescita internazionale. Alla sua fondazione contribuisce in prima persona Andrea Scanavini, che ne è l’attuale Amministratore delegato nonchè Head of Business Development presso la casa madre.
L’azienda avvia la produzione di ingranaggi per motori destinati al mercato Nord-Americano dei camion heavy duty e nel 2013 prende l’attuale denominazione Somaschini North America.
Nel marzo di quest’anno è stato annunciato un importante piano di investimenti per raggiungere la capacità produttiva di 70.000 unità/mese già entro la fine dell’anno. Somaschini North America ha anche ottenuto la certificazione ISO-TS16949, che si aggiunge alle certificazioni ottenute dalle altre aziende del Gruppo.

Consuntivo 2014 positivo e previsioni ottimistiche per il 2015
Dopo la crisi sofferta negli anni 2008-2009, la Somaschini si è ha prontamente ripresa e, a partire dal 2010, ha vissuto una crescita costante fino a raddoppiare il fatturato consolidato già nel 2014.
Ottimistiche sono anche le previsioni per il 2015 con un obiettivo minimo di 65 milioni di Euro.
L’80% del fatturato del Gruppo proviene dalle due aziende italiane, che vedono il livello di automazione crescere costantemente. Il 20% proviene dalla Somaschini North America, ma è una percentuale destinata a crescere.
Con oltre il 65% l’Europa è il principale mercato di sbocco per i prodotti Somaschini, mentre le vendite sul mercato domestico non superano il 3% del fatturato.
Gli Stati Uniti assorbono il rimanente 30%.
In termini di campi d’impiego, è il mercato dei motori per camion e per automotive a fare la parte del leone con circa l’80% del fatturato. Seguono, con percentuali minori, la trasmissione di potenza, la robotica, le macchine agricole e da cantiere, e le applicazioni industriali in genere.

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