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Articoli filtrati per data: Venerdì, 06 Ottobre 2017 - InMotion

I lavori della Commissione Comunicazione

Il 13 luglio si è riunita la Commissione Comunicazione che ha commentato i risultati del sondaggio sottoposto alle aziende associate, per continuare a lavorare al piano di comunicazione al fine di valorizzare il settore. Alla domanda “Ti piacerebbe che il settore (Sistemi di Trasmissione) fosse riconosciuto come brand di qualità italiana?”, le risposte pervenute sono state tutte positive, segno tangibile di una sensibilità particolare per il valore di questa eccellenza italiana. Dal sondaggio sono emerse anche le difficoltà che le aziende italiane incontrano nel confronto con la concorrenza straniera: analoghi prodotti vengono, infatti, considerati di qualità più elevata. Diversi sono stati i suggerimenti per valorizzare il Made in Italy di settore come “brand” ed è emersa la convinzione che una comunicazione aggregata, anche con la collaborazione dell’Associazione, può fare la differenza rispetto all’azione delle singole aziende. Dopo le vacanze estive, riprenderanno i lavori della Commissione per continuare in questo percorso di consapevolezza.

Settembre 2017

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ASSOFLUID e ASSIOT incontrano…

Lo scorso 5 luglio, presso la sede di BIESSE a Pesaro, si è tenuto l’evento “ASSOFLUID e ASSIOT incontrano...” il quarto di una serie di incontri il cui obiettivo è quello di approfondire la conoscenza dei trend che caratterizzeranno lo sviluppo tecnologico nel comparto della meccatronica per la trasmissione di potenza e l’automazione.
Nello specifico, questo appuntamento era dedicato al mondo dei costruttori di macchine per la lavorazione del legno.
Oltre ai rappresentanti delle due associazioni, sono intervenuti in qualità di relatori il dr. Dario Corbetta, Direttore di ACIMALL - Associazione costruttori italiani di macchine e accessori per la lavorazione del legno - che ha fornito una panoramica sull’andamento del settore e il dr. Raphaël Prati, Corporate Marketing and Communications Director BIESSE, che ha illustrato i programmi attuali e quelli futuri dell’azienda in ottica Industry 4.0.
A seguire si è svolta la visita dello stabilimento produttivo di BIESSE.
Sul sito http://powerandmotionworld.it è possibile visionare il video integrale degli interventi della mattinata.

Settembre 2017

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Inaugurata la nuova Business & Operation Area

Lo scorso 19 luglio i presidenti di ASSIOT, Tomaso Carraro, e di ASSOFLUID, Domenico Di Monte, hanno inaugurato ufficialmente la nuova Business & Operation Area comune tra le due associazioni. Gli uffici e le sale meeting al secondo piano del palazzo UCIMU, in viale Fulvio Testi 128 a Cinisello Balsamo (MI) sono stati, infatti, ristrutturati profondamente.
“Più che una condivisione di spazi e costi, la nuova area rappresenta la casa di un progetto condiviso: un luogo efficiente e gradevole dove sviluppare l’attività quotidiana delle due associazioni”, ha detto Tomaso Carraro, poco prima di tagliare il canonico nastro insieme a Domenico Di Monte.
“Essere a contatto tutti i giorni è fondamentale per elaborare strategie comuni. Non dimentichiamoci che le due associazioni rappresentano comparti che insieme valgono oltre 10 miliardi di euro di fatturato all’anno. L’immagine delle associazioni, e quindi delle aziende che ne fanno parte, è importante anche per chi ci viene a trovare dall’esterno. Mutuando un concetto dal mondo del calcio, una società che funziona deve avere uno stadio all’altezza. Questo sarà il nostro stadio comune”, ha aggiunto Di Monte.

Settembre 2017

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Una nuova casa piena di significati

Il 19 luglio abbiamo inaugurato i nuovi uffici Assofluid-Assiot, un’operazione che ha visto sia la completa ristrutturazione degli spazi già occupati dall’associazione nel palazzo UCIMU che un sostanziale ampliamento degli stessi, di fatto raddoppiati, con una suddivisione in due aree distinte: un’area “operation” con le segreterie e i direttori delle associazioni e un’area “business” con due sale attrezzate con schermi e impianti audio in grado di ospitare, a seconda degli allestimenti, rispettivamente da 12 a 50 ospiti.
Questa data assume dunque una valenza materiale ma anche simbolica poiché, di fatto, apre uno scenario nuovo, che ci vede formalmente impegnati anzitutto in un’unità anche formale, oltre che di intenti, con Assiot, con cui condividiamo spazi e soprattutto progetti. In secondo luogo, pone al centro del programma per i prossimi anni il coinvolgimento sempre maggiore dei soci: dalle attività che, grazie alla nuova area business, potranno essere svolte direttamente in sede, fino alla possibilità che hanno gli stessi di utilizzare le sale per organizzare riunioni, presentazioni o eventi. Mi auguro che la posizione strategica della sede e l’allestimento multimediale delle sale a disposizione dei soci possa essere già di per sé un servizio apprezzato ma, soprattutto, che possa spingere gli associati a vivere maggiormente l’associazione.
Certamente uno dei primi utilizzi che faremo delle nuove aree sarà di carattere formativo; prima di fine anno, infatti, presenteremo un piano di corsi dedicati all’approfondimento di temi trasversali all’industria ma calati sulle nostre realtà e sulle peculiarità del nostro settore, a cominciare dall’analisi delle prerogative dell’Industria 4.0 e delle possibilità di utilizzo/sviluppo delle tecnologie abilitanti nel nostro ambito operativo.
Se è vero che, come ho scritto il mese scorso, il consiglio neoeletto ha come obiettivo il passaggio da “gruppo” a “squadra” è altrettanto vero che una squadra per funzionare ha bisogno di giocatori, di un allenatore ma anche di uno stadio in cui giocare, di uno spogliatoio e di una società. Credo che la nuova sede possa rappresentare anche questo, a completamento di questa fase iniziale del progetto.
Sono convinto che il prestigio della nuova sede possa aiutare anche a trasmettere il messaggio sulla necessità di presentare il settore del Fluid Power per quello che realmente è: un’eccellenza a livello mondiale, di cui in Italia si parla poco ma che, insieme ad Assiot, rappresenta oltre 10 miliardi di euro di fatturato, un quarto di tutto il comparto Federmacchine. Un comparto, quest’ultimo, che, grazie anche ai successi degli altri settori, rappresenta uno dei motivi di orgoglio nazionale, come più volte citato dai rappresentanti delle istituzioni e da Confindustria stessa.
Spesso si dice che il contesto in cui si lavora influenza il risultato del lavoro stesso. Mi auguro che anche la nuova sede possa dare un contributo positivo in questa direzione.

Settembre 2017

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La Digital Transformation nelle aziende del “pre-digitale”

La trasformazione digitale è in atto ed è un fenomeno inarrestabile correlato alla costante evoluzione tecnologica. Ciò significa che le aziende, soprattutto quelle “tradizionali” nate prima dell’avvento del digitale, che non sfrutteranno l’attuale finestra temporale per trasformarsi digitalmente, saranno destinate a essere estromesse dal mercato o a subire un ridimensionamento.
Saranno proprio i “promoter” della trasformazione all’interno di queste aziende che dovranno far fronte alla principale sfida che coincide con la maggior resistenza: il cambiamento. Sono pochi coloro che lo accettano di buon grado e lo auspicano, mentre la maggior parte lo teme poiché comporta incertezza, sfida al ruolo, all’identità e alla sicurezza raggiunta. Tuttavia “il cambiare” è oggi una “conditio sine qua non”.
L’azienda dovrà saper creare una visione e una proposta di valore per i clienti che oggi si aspettano di intraprendere l’esperienza digitale (digital journey). Soddisfare questo obiettivo strategico richiede una chiara percezione dei propri asset (tangibili e non), della concorrenza e della tecnologia, saper comprendere i trend di mercato, così come conoscere i bisogni latenti dei potenziali clienti e sviluppare scenari in cui i nuovi processi, prodotti e servizi si possano e si debbano allineare a queste nuove necessità, prevedendo e anticipando eventuali evoluzioni. La velocità nell’intercettare e interpretare questi cambiamenti “esterni” sarà un fattore di differenziazione.
Un passaggio indispensabile sarà imparare a trarre vantaggio dalla mole di “Big Data” messi a disposizione dalla tecnologia, il saperli correlare e renderli disponibili a ogni funzione aziendale per poter erogare “valore” al cliente, dopo averne identificati gli “attributi chiave”.
Una volta promosso il cambiamento, analizzate le componenti chiave e identificati i dati, bisognerà far decollare il processo di trasformazione all’interno del proprio modello di business.
Le esperienze insegnano che le trasformazioni digitali hanno successo quando raggiunte per iterazioni successive (test and learn), è indispensabile quindi definire processi agili e disporre di tecnologie dinamiche e in evoluzione. Molte delle regole di business tradizionali, processi, flussi di lavoro, uso dei dati, tecnologie e così via potrebbero, anzi, dovrebbero essere messe in discussione, riviste o abbandonate, poiché non è sufficiente fornire o erogare gli stessi prodotti o servizi attraverso un modello digitale.
La digital transformation non va quindi vissuta come un obiettivo bensì come strategia che, in quanto tale, richiede un totale ripensamento che passa attraverso sperimentazione, assunzione di rischio e ridiscussione del “legacy” in aziende mature e tradizionali: un aspetto che gli investitori e il management di queste aziende temono, ma che costituisce la reale sfida da superare per sopravvivere e continuare a vincere negli attuali scenari competitivi.

Settembre 2017

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Due (o più) binari destinati a incontrarsi

È con estremo piacere che ringrazio il Dott. Antonio Maccaferri e ne raccolgo la sfida. Sfida, sì, perché raccontare quali innovazioni attendono (ancora) il mondo delle macchine utensili rischia di diventare un esercizio dalla vita breve.
Sono nel settore della meccanica e delle macchine utensili da poco più di 15 anni, ma se penso che, come rilevato da UCIMU (Unione Costruttori Italiani di Macchine Utensili, Robot, Automazione e di prodotti a questi ausiliari) nell’ultima indagine risalente al 2015, l’età media del parco macchine installato in Italia è poco più giovane della mia storia lavorativa (dato peggiore di sempre), mi vengono i brividi a pensare che vi siano macchine installate che dovrebbero competere con le macchine moderne. Evito di estendere il ragionamento alla competizione tra le nostre aziende e quelle dei paesi più moderni e tra i sistemi-paese stessi, per non andare fuori topic, ma non posso non sottolineare la bontà dei provvedimenti a sostegno degli investimenti previsti nel Piano nazionale Industria 4.0 che, da questo punto di vista, sono arrivati nel momento giusto.
Per tornare alle innovazioni nelle macchine utensili, voglio sottolineare quello che secondo me è l’aspetto cruciale e di rottura che stiamo, forse non del tutto consciamente, vivendo. Per decenni, praticamente da sempre, l’evoluzione delle macchine utensili ha viaggiato su due binari: l’evoluzione della meccanica (struttura, mandrini, ecc.) e l’evoluzione degli utensili. Per anni abbiamo visto questi due “ambiti” evolversi, inseguirsi e sorpassarsi a vicenda, spostando avanti l’asticella prima uno poi l’altro, non appena la performance di uno diventava il limite dell’altro. Oggi che le macchine sono sempre più oggetti complessi e multi-tecnologici, nel senso che sempre più possono integrare diverse possibilità e tecnologie (oggi il tornio deve poter fresare e la fresa deve poter tornire e, magari, rettificare o fare additive manufacturing) e sempre più lo saranno, la loro gestione e programmazione ha posto le basi per un terzo binario cruciale nel loro sviluppo futuro: l’evoluzione del software!
Avere una fresatrice a 5 assi che possa tornire e che possa anche fare additive manufacturing senza un adeguato software a supporto di tutte le sue potenzialità è peggio che avere una fresa a 5 assi, un tornio e una macchina per la deposizione additive prese singolarmente. Senza dimenticare che anche il tempo di programmazione spinge nella stessa direzione. Chi saprà dotare le proprie macchine di software che renderanno semplici, intuitive e veloci operazioni diversamente complesse porrà le basi del suo successo.
Questa, a mio avviso, è una delle sfide primarie che accomuna tutti i costruttori di macchine utensili e un argomento-chiave per gli utilizzatori finali.
A tal riguardo, invito Fausto Carboni, CEO di Bonfiglioli Group, a introdurre, nel prossimo editoriale di InMotion, l’approccio del gruppo nei confronti delle prossime innovazioni del settore.

Settembre 2017

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