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Meccanizzazione agricola ad alta connettività

Meccanizzazione agricola ad alta connettività

La connettività sarà il main theme di quest’anno ad Agritechnica nella sezione “Systems & Components”, la fiera specialistica di sistemi, moduli, componenti e accessori per il settore della meccanizzazione agricola.
La risposta alla fondamentale domanda “Dove ci porterà l’interazione uomo-macchina?” va cercata nello sviluppo della meccatronica, il risultato della sinergia tra diverse discipline dove sistemi meccanici, elettrici, elettronici e informatici interagiscono tra loro con lo scopo di automatizzare i sistemi di produzione per semplificare il lavoro umano. Proprio grazie a sinergie e connettività, le tecnologie meccatroniche rivestono un ruolo fondamentale nella moderna concezione di Smart Factory.

Da HMI a HCI
“L’interazione uomo-macchina sta cambiando”, racconta Alberto Rocchi, Electronic Design Manager di Walvoil, tra i principali produttori mondiali di valvole oleodinamiche e sistemi meccatronici completi per il mercato delle applicazioni mobili.
“Tutto è cominciato con il controllo manuale, dove l’operatore controllava tutte le operazioni. Poi è arrivata l’automazione e l’operatore ha dovuto avviare sequenze (per lo più) di azioni ripetitive. La ‘superficie di comunicazione’ standardizzata e univoca tra uomo e macchine era composta da pulsante, pedali, manopole e display”.
Negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. “Con l’avvento delle macchine autonome e semiautonome il rapporto si sta evolvendo da interfaccia uomo-macchina (HMI, Human Machine Interface) a interazione computer-uomo (HCI, Human Computer Interaction). L’operatore stabilisce gli obiettivi e lascia il completamento dell’attività alla macchina; allo stesso tempo, l’operatore deve monitorare e intervenire in caso di eventi imprevisti”.
Nel futuro, insomma, c’è sempre più la connettività. “L’operatore dovrebbe avere un’interfaccia ‘adattabile’, per eseguire facilmente il passaggio da controllo manuale all’automazione, fino alle operazioni autonome.
Un concetto di interfaccia modale sembra essere la soluzione più adatta, insieme a elementi di interazione ‘programmabile’. La sfida è quella di creare percorsi di interazione flessibile senza introdurre elementi di ambiguità e fonti di confusione”, prosegue Alberto Rocchi. “Un’ulteriore area di ricerca è relativa al senso del tatto e la sua quantità fisica: la forza. In molti componenti sono state integrate, infatti, la capacità del tatto, la sensazione e cosa trasmette la capacità tattile”.

Giugno 2017

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