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La Slovenia è export-oriented

Una veduta del fiume Ljubljanica, che attraversa il centro storico della capitale slovena Lubiana. Una veduta del fiume Ljubljanica, che attraversa il centro storico della capitale slovena Lubiana.

A dispetto di un’estensione territoriale piuttosto limitata e dei suoi appena 2 milioni di abitanti, la Slovenia è una nazione culturalmente vivace nonché evoluta dal punto di vista industriale. Specialmente nella produzione di componentistica per il settore automotive e nell’industria elettronica ed elettrotecnica, sono molte le aziende caratterizzate da innovazione e forte propensione all’export.

di Stefano Scuratti

Maggio 2017

L’industria automobilistica slovena è caratterizzata da un numero di circa 250 aziende che occupano 15.000 addetti e da un totale di vendita di circa 3,4 miliardi di euro. I dati riportati dal governo sloveno indicano che la quasi totalità della produzione è destinata all’estero: le esportazioni raggiungono i 2,9 miliardi di euro (fonte: AJPES 2015).
I prodotti chiave dell’industria automobilistica slovena sono sedili e componenti: componenti e materiali per interni particolari; componenti di sistema frenanti; componenti meccanici ed elettrici meccanici per motori. Sono inoltre presenti aziende specializzate per la produzione di componenti per il sistema di sterzo e trasmissione.
Il settore automobilistico sloveno occupa circa 16.000 addetti, con un costo lordo annuale di circa 22.000 euro per gli ingegneri, 19.000 euro per la manodopera altamente specializzata e 13.000 euro per la manodopera non specializzata

Un livello tecnologico riconosciuto anche su scala internazionale
Di particolare interesse per le aziende del comparto italiano della meccatronica è il numero dei dipendenti altamente qualificati che lavorano per i fornitori dell’industria automobilistica.
Questi ammontano a circa 150.000 unità, con una produttività di circa 50.000 euro per addetto come valore aggiunto secondo le stime fornite da Bisnode 2015.
Per alcune aziende - di fatto - il valore aggiunto per addetto raggiunge punte di 93.000 euro.
I centri per l’innovazione, gli istituti per i materiali e le tecnologie e i centri del sapere hanno un livello tecnologico riconosciuto a livello internazionale, come è dimostrato dall’impegno di Hidria, realtà tra le più importanti a livello globale nella fornitura di numerosi sottosistemi e componenti per il comparto automobilistico per i meccanismi di sterzo, i motori ibridi, e i cold start system.

L’industria elettronica ed elettrotecnica è fortemente indirizzata all’export
Caratterizzata da una notevole vivacità è, inoltre, l’industria elettronica ed elettrotecnica, che occupa circa 27.000 dipendenti per un numero di oltre 600 aziende e un reddito di 3,9 miliardi. Ancora una volta, la quasi totalità del prodotto è destinato ai mercati esteri, soprattutto europei (AJPES 2015).
In questo settore, i prodotti chiave sono motori e macchine elettriche per elettrodomestici, sistemi di misurazione elettronica, attrezzature medicali e ottiche e componenti elettrici. Si tratta, insomma, di un altro settore estremamente importante per alcune aziende della meccatronica italiana. Un settore caratterizzato da un valore aggiunto per addetto che raggiunge anche un massimo di 150.000 euro per persona per alcune società, nonché una media di settore ben superiore a quella del comparto automotive.
L’industria elettronica slovena risulta ancora più interessante se si pensa che il porto Adriatico di Koper-Capodistria è la destinazione marittima più breve per le navi da carico provenienti dall’Asia, transitate per il canale di Suez e destinate a servire tutti quei paesi dell’Europa centrale privi, di fatto, di uno sbocco sul mare.
In tal senso, non è utopistico pensare a una sempre maggiore crescita e dinamismo dell’automazione di fabbrica, che trae vantaggio dall’importanza logistica di una nazione già esperta per progettazione, verifica, test e produzione di componenti elettrici ed elettronici sofisticati.

Una realtà semplice ma proiettata nel futuro
“Ricorre proprio quest’anno il 25mo anniversario dell’indipendenza della Slovenia. Da società prevalentemente agricola, quella slovena ha conosciuto un notevole sviluppo aziendale e industriale che è stato rallentato, negli ultimi anni, da problematiche finanziarie relative soprattutto al settore bancario. Il paese, ora in netta ripresa, comunque, sta attraversando una fase di importante cambiamento”.
Con Gianvico Camisasca, Console Generale Onorario sloveno in Lombardia e Vice Presidente della Federazione Nazionale dei Consoli a Roma, abbiamo parlato della situazione attuale dell’economia e dell’industria slovena, nonché dei rapporti tra due paesi confinanti e molto vicini, sotto diversi punti di vista. “La Slovenia ha dimensioni ridotte: è grande come la Lombardia e ha 2 milioni di abitanti, con un alto livello di scolarizzazione e una buona conoscenza dell’inglese. È una nazione all’avanguardia per le telecomunicazioni e il sistema informatico. Bisogna considerare che l’indipendenza è stata ottenuta da una classe dirigente nuova, formata anche da professori universitari, tecnici e uomini di cultura. La Slovenia, ad esempio, è uno dei pochi paesi al mondo che celebra una festa nazionale della cultura come elemento caratterizzante di tutto un popolo”.

La spinta dell’automotive
“È un settore in cui siamo decisamente all’avanguardia, che assorbe circa il 21% delle esportazioni e dà lavoro a quasi 20.000 addetti”, prosegue il Console Camisasca.
 “Abbiamo creato un cluster di circa 300 aziende che fatturano intorno a 4 miliardi di euro. Sono aziende che lavorano in parte per il mercato interno, ma soprattutto per l’estero: Renault, Volkswagen, Mercedes sono tra i clienti più importanti. Inoltre, università e istituti tecnico-scientifici stanno preparando quasi 14.000 nuovi addetti da immettere sul mercato del lavoro”.
Quello dell’auto non è, tuttavia, l’unico settore in cui la specializzazione delle imprese slovene è in grado di fare la differenza nello scenario internazionale. “Data l’alta percentuale di territorio verde in Slovenia - circa il 70% sul totale - l’industria del legno è molto fiorente. Altre industrie all’avanguardia sono quella chimica, elettronica e della logistica. Lo spazio per le aziende italiane c’è, specialmente in forma di joint venture. Quello sloveno è un mercato di apertura sia verso i paesi dell’Est che verso i paesi balcanici, per via della sua posizione geografica. In più, a livello burocratico l’apertura e la gestione di nuove imprese è estremamente facile e agevole”.

Italia e Slovenia, oggi
“Il rapporto di vecchia data tra i due paesi è decisamente migliorato negli ultimi anni. Dal punto di vista industriale non esistono problemi particolari. In particolare in Lombardia, a Milano, per l’Alta Italia abbiamo un efficiente Ufficio Economico in grado di aiutare e risolvere tutte le esigenze di informazione delle aziende sia in incoming che in outgoing tra i due paesi.
Il nostro Consolato e l’Ufficio Economico, diretto dal Console Zorko Pelikan, sono sempre disponibili a far conoscere un corretto contatto con la realtà slovena in ogni settore, dal regime di tassazione agli incentivi, dalla burocrazia alla creazione di contatti”.
“Il consiglio che diamo”, conclude il Dr. Camisasca, “è di acquisire, tramite i nostri canali, tutte le informazioni possibili per valutare le grandi opportunità che, anche per vicinanza, rendono la Slovenia un territorio da scoprire e apprezzare”.

Due testimonianze dal mondo produttivo
Automotive - La forza dello staff
“Grazie alla flessibilità dello staff, al suo elevato livello di competenze e al suo generoso impegno nel lavoro siamo riusciti a raggiungere risultati ottimi. Mi sono convinto che lo staff è la nostra migliore qualità per garantire il futuro di Revoz di Novo Mesto in una rete di gruppi internazionali Renault-Nissan”.
Michel Bouton, ex-Presidente della Direzione Revoz - Renault Investslovenia
Electronics - Flessibilità e mente aperta
“Vale la pena sottolineare, tra gli altri punti di forza, anche il buon sistema educativo e i programmi di training professionale. Diversi anni di lavoro con personale sloveno hanno confermato la mia impressione sul fatto che la popolazione locale sia ben formata da un lato e flessibile e di mente aperta dall’altro”.
Kurt Reinwald, Direttore BSH Hišni aparati BSH (Bosch und Siemens Hausgeräte) Investslovenia

 

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