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Industria 4.0 ha un piano nazionale

Industria 4.0 ha un piano nazionale

Colmare il gap accumulato con altri paesi - Germania, Francia e Stati Uniti in primis - nel sostegno delle istituzioni allo sviluppo della fabbrica digitale, investendo cifre più alte delle altre economie e coinvolgendo, o quantomeno è questo l’auspicio, l’intero territorio nazionale. È senza dubbio ambizioso il Piano Nazionale Industria 4.0 presentato a Milano lo scorso settembre dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi (nella foto), che ha mostrato di credere fortemente nel progetto.

Investimenti privati e detrazioni fiscali
Il piano, che è stato interamente recepito nella legge di Stabilità 2017 ora all’esame del Parlamento, prevede un aumento di 10 miliardi di investimenti privati in innovazione (da 80 a 90 miliardi) nel solo 2017 e un incremento di 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca e sviluppo.
Tra le direttrici chiave individuate dal piano ci sono la formazione e il graduale inserimento di 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi di Industria 4.0 e la creazione di Competence Center nazionali (i Politecnici di Milano, Bari e Torino, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Bologna per la meccatronica e la Federico II di Napoli) a coordinare lo sviluppo della ricerca tecnologica legata alla digitalizzazione della produzione.
Le cosiddette direttrici di accompagnamento fanno riferimento alle azioni previste su infrastrutture e agli strumenti pubblici di supporto alle imprese. Nel primo caso, l’obiettivo è estendere la banda larga a 30 Mbps al 100% delle aziende italiane entro il 2020, con il 50% coperte da connessioni a 100 Mbps entro lo stesso anno. Parallelamente si cercherà di garantire gli investimenti privati, supportare gli investimenti in innovazione e rafforzare il presidio di mercati internazionali attraverso misure come l’introduzione di 0,9 miliardi di euro dati dalla riforma per il 2017 del Fondo Centrale di Garanzia e di 1 miliardo di euro derivante da contratti di sviluppo focalizzati su investimenti “4.0”.
Più direttamente collegati alla quotidianità delle imprese sono la proroga del superammortamento, con aumento dell’attuale aliquota dal 140 al 250% per gli investimenti in soluzioni per l’Industria 4.0, mentre il credito di imposta dovrebbe passare dall’attuale 25 al 50% per la spesa interna, con il credito massimo per contribuente che passerà da 5 a 20 milioni di euro. Altre agevolazioni e detrazioni fiscali sono previste per investimenti in start-up o PMI innovative e iniziative sui temi della smart manufacturing.

Novembre 2016

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