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Commercio internazionale, materie prime, bilance dei pagamenti

Commercio internazionale, materie prime, bilance dei pagamenti

Nel 2015 il commercio mondiale di beni e servizi si è espanso a un ritmo inferiore al 3%, circa un punto in meno rispetto alle previsioni formulate all’inizio dell’anno dalle istituzioni internazionali. L’accelerazione degli scambi dell’area dell’euro e la dinamica più sostenuta delle importazioni degli Stati Uniti hanno solo in parte compensato il minore contributo proveniente dalle economie emergenti, sulle quali ha pesato il netto ridimensionamento dell’interscambio estero cinese. L’indebolimento del commercio mondiale è proseguito nei primi mesi del 2016.
In Cina, per la prima volta dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, le importazioni di beni sono scese in volume (-0,7% nel 2015) a causa del rallentamento dell’economia e della minore domanda di semilavorati destinati alla produzione per i mercati esteri. Sono diminuite anche le esportazioni di beni (-2,2%), penalizzate dalla perdita di competitività connessa sia con l’apprezzamento del cambio, sia con l’esaurirsi della capacità di penetrazione nei settori tradizionali e nelle economie avanzate.

Le quotazioni delle materie prime, incluso il petrolio
La caduta del prezzo del petrolio, iniziata nel 2014, è proseguita anche nello scorso anno; nel gennaio 2016 i corsi erano scesi fino a 25 dollari al barile, un livello inferiore a quello raggiunto alla fine del 2008 in piena crisi finanziaria globale.
Al calo hanno concorso da un lato il ridimensionamento delle attese sulla domanda mondiale (nella seconda metà dell’anno per i timori circa il rallentamento in Cina), dall’altro l’aumento dell’offerta effettiva del greggio sospinta dalla crescente produzione degli Stati Uniti, dei paesi OPEC e da quella attesa dell’Iran in seguito alla revoca delle sanzioni internazionali.
Nel 2015, beneficiando di quotazioni molto basse, la domanda mondiale di petrolio è aumentata di 1,8 milioni di barili al giorno (mbg), circa il 2% in più rispetto al 2014. L’offerta è tuttavia cresciuta a un ritmo più vivace (3%, pari a 2,7 mbg), per un terzo riconducibile alla maggiore produzione proveniente dagli Stati Uniti (0,9 mbg in più rispetto al 2014).
Nei primi mesi dell’anno le quotazioni del petrolio hanno recuperato oltre 20 dollari al barile rispetto ai minimi segnati in gennaio, in connessione con il parziale riassorbimento dell’eccesso di offerta di greggio sul mercato mondiale.
Nel 2015 è proseguita la caduta dei corsi delle materie prime diverse dal petrolio, in atto dal 2011. La diminuzione media nell’anno è stata pari al 23% per i metalli industriali, con flessioni ancora più marcate per i minerali ferrosi, nickel e rame, che hanno risentito in misura maggiore del rallentamento in Cina dell’industria pesante e delle costruzioni. I tagli alla produzione attuati da diverse compagnie minerarie nel corso dell’anno hanno fornito un sostegno alle quotazioni soltanto a partire dai primi mesi del 2016.
Per la prima volta dalla crisi asiatica del 1998, i paesi emergenti esportatori di petrolio hanno registrato un disavanzo di parte corrente (79 miliardi di dollari rispetto a un avanzo di 288 nel 2014). Per contro, i paesi avanzati ed emergenti importatori di petrolio hanno migliorato i propri saldi. L’avanzo del Giappone è salito al 3,3% del PIL; quello dell’area dell’euro ha toccato il 3,2% del prodotto, sospinto prevalentemente dall’aumento registrato in Germania.
L’avanzo corrente della Cina è salito dal 2,1 al 2,7% del PIL, grazie soprattutto alla minore contrazione delle esportazioni di beni e servizi (-4,1%) rispetto alle importazioni (-8,4%).
(fonte: Assomet)

Ottobre 2016

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